“Qualis pater, talis filius“
Ma facciamo un passo indietro, precisamente ad Eroica Montalcino del 2019, allo sguardo ammirato del piccolo Matteo (4 anni) nel vedere su padre, infangato e stanco, tagliare il traguardo della gara. Non so se si può parlare di imprinting, ma probabilmente, il fatto di portarlo sempre alle gare, di vedere spesso suo papà armeggiare con le biciclette, ha fatto nascere in lui la passione per questo sport.

Così lo scorso anno, di ritorno dalla gara di Polignano a mare, mi disse “papà vorrei partecipare anche io ad una ciclostorica”. Ed eccoci qua, nel 2025 a Foligno per il debutto di Matteo in bicicletta da corsa, la scelta è caduta sul percorso da 33 km de La Francescana per la bellezza della manifestazione e per il dislivello accettabile per un bambino di 10 anni.
“La prima gara”
Era una mattina di settembre, una di quelle in cui l’aria profuma ancora un po’ d’estate ma il cielo si fa già più azzurro e limpido, come se volesse annunciare l’autunno. La piazza di Foligno era gremita da centinaia di ciclisti, ed io e Matteo eravamo pronti per la nostra prima gara in bicicletta insieme.
Io ho passato anni sulle due ruote e la bici è la mia libertà. Matteo, invece, ha solo dieci anni e una bici da corsa rossa con le ruote da 24″ a tubolare e quel giorno aveva deciso: avrebbe corso la sua prima “gara” con papà.
La ciclostorica non è una competizione vera e propria, ma una sfida con se stessi. Un percorso abbastanza semplice, da 33 km tra le strade bianche umbre, tra uliveti e filari d’uva. Ma per Matteo che, non a caso vestiva la maglia gialla, era come il Tour de France.
Prima della partenza, Matteo era emozionato ma anche un pò nervoso – Sei pronto, campione?
– Prontissimo! – disse Matteo, con gli occhi che brillavano.
Dopo l’inno Nazionale il via, i ciclisti adulti partirono subito veloci, ma io rimasi accanto a Matteo, pedalando piano, incoraggiandolo a non mollare.
A metà percorso, la decisione di Matteo, voglio fare il percorso da 50 km, c’era la salita del Carapace, severa anche per chi è abituato alle salite, ma per Matteo era un muro – Papà, non ce la faccio… – mormorò con la voce tremante.
– Continua a piedi – Io sono con te. Un passo alla volta.
E così fecemmo. Piano, con le gambe che tremavano e il cuore che batteva forte. In cima alla salita, Matteo scoppiò a ridere.
– Ce l’ho fatta!
– Ce l’abbiamo fatta!
Dopo il meritato ristoro al “Carapace” una discesa ripida con il cuore che batteva forte. Era un momento emozionante, ma anche una sfida. “posso farcela,” pensò, stringendo forte il manubrio e mantenendo l’equilibrio.
Quando arrivò all’ultimo tratto della gara, Matteo era stanco ma felice. Quando rientrammo nella piazza, la gente applaudiva. Non per chi era arrivato primo, ma per quel bambino con la bici rossa e la maglia gialla come quella del suo eroe Pogačar. Matteo dopo un piccolo sprint tagliò il traguardo come un vero campione.
Quella non fu una gara come le altre. Non c’erano coppe né medaglie. Ma per Matteo fu la sua prima vittoria. E per me, fu la gara più bella della mia vita.




Racconto di Maurizio Iannicello e del suo Matteo.
